Fotoracconto: il bellissimo Louisiana Museum

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Ed eccoci giunti alla fine della lunga giornata che ci ha visto sbagliare treno, visitare il castello di Amleto, la cittadina di Elsinore, fare un capatina a Helsingborg in Svezia e tornare verso sud in treno. La fermata è alla stazione di Hunmlebaek, una cittadina a metà strada tra Copenhagen e Elsinore. E’ qui, infatti, che si trova il Louisiana Museum of Modern Art, imperdibile, a quanto pare. La cosa che mi sconvolge di più è che tale importante museo sia in mezzo al niente. Uno non può capitarci per caso, deve proprio volerlo visitare.
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Intanto faccio una foto alla signora con trolley dentro la stazioncina.

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Ma come si arriva dalla stazione al museo? A quanto pare ci sono degli autobus. Ma non passano. Chiediamo a una signora e ci dice che c’è un servizio di bici/risciò che porta gratuitamente i turisti dalla stazione al museo. Aspettiamo e ne vediamo arrivare tre dal viale che porta al museo. Ne chiamo uno ma questo mi dice che per oggi hanno finito. Siamo infatti nel pomeriggio inoltrato, e i poveri pedalatori han finito il loro turno.

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Non ci rimane che andare a piedi. Secondo la signora a cui l’abbiamo chiesto, il museo dista circa 15/20 minuti a piedi. Per fortuna ha smesso di piovere.

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Percorriamo il lungo viale dritto e dopo un quarto d’ora svoltiamo in una stradina seguendo l’indicazione per il museo. Da fuori sembra una normale casetta, tranne per l’enorme scultura davanti.

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Il museo è stato costruito alla fine degli anni ’50. Appena si entra c’è la biglietteria e uno shop mooooolto cool, direi quasi una boutique. Ma non siamo qui per questo. Siamo affamati d’arte contemporanea. facciamo il biglietto e apprendiamo che, oltre alla mostra permanente, al giardino delle sculture, c’è anche una temporanea tutta dedicata alla casa.

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E cominciamo da quella. Il museo è un po’ labirintico e iniziamo a esplorare i vari ambienti dedicati alla casa.

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In alcune piccole stanze si può entrare solo in due o tre, come in questa stanza degli specchi distorcenti, molto suggestiva.

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Essendo dedicata alla casa, la mostra temporanea ha un sacco di opere che vengono dall’architettura, compresi gli immancabili modellini alla Bruno Vespa (ma senza i cadaveri del caso)

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C’è una sezione dedicata a Joseph Albers che non conosco ma che, ho appreso in seguito, viene insegnato nelle maggiori scuole di design.

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Questi sono alcuni dei suoi colorati quadrettini. Molto da arredamento.

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Facciamo poi la fila pre entrare in una stanza misteriosa, in cui si può entrare solo due per volta. Noi facciamo i soliti italiani e, quando è il nostro turno, entriamo tutti e tre. E’ una piccola stanza piena di specchi che riflettono le lampadine colorate che si accendono e spengono a intermittenza cambiando sfumature di colore. E’ bellissima e perfetta per fare delle foto. Ora so come devono sentirsi le decorazioni di Natale appese all’albero.

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Usciamo a malincuore (fuori intanto s’è formata una lunga coda) e proseguiamo il nostro giro tra poster di palazzi futuribili (bellissimi) e modellini in scala di città immaginarie.

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La grande opera che vedete qui sotto è una suggestiva foto gigantesca che avevo già visto in qualche altra esposizione, forse una mostra dedicata all’arte orientale a Berlino (ma non ci giurerei)

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E anche questa sotto è una foto che sembra un dipinto che sembra una foto e che avevo già visto, forse a Roma, ad una personale su questo artista che ritrae momenti piuttosto inquietanti, dove un particolare visivo, calato in un contesto quotidiano, dà all’immagine tutta una dimensione surreale.

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Il museo, come ho detto, è un po’ labirintico e d’improvviso ci troviamo a rivedere le stesse opere e a passare, senza accorgercene, dalla mostra temporanea a quella permanente, coi soliti autori dell’arte contemporanea, come questo Liechtenstein, che non mi pare un granché.

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Molto più bello è questo grande quadro delle pagine gialle di Los Angeles, che Alessandra ha amato da subito e ha usato come sua immagine del profilo di facebook. Siamo ancora nel campo della Pop Art. Ma non ricordo il nome dell’autore.

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Mi piace anche questa rivisitazione della Sirenetta che si guarda allo specchio e ci fa vedere un volto che di solito non vediamo.

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Entriamo nella classica stanza delle proiezioni dove c’è una specie di film proiettato su tre pareti. Nello schermo centrale c’è una coppia che parla al ristorante, negli altri due ci sono particolari della stessa scena. Ma non si capisce subito.

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Percorriamo il lungo corridoio che atrraversa il giardino delle sculture e che ci porta in un altro ambiente.

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Non resisto e fotografo l’unica zanzarona che ho incontrato finora in Danimarca.

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Il lungo corridoio ci porta nella stanza delle sculture di Giacometti, sempre molto lunghe, secche e interessanti.

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Vi prego di notare la posizione del museo, che dà direttamente sulla costa dell’Oresund. E’ bellisssimo.

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Ed ecco l’immancabile Francis Bacon, uno dei nostri artisti contemporanei preferiti.

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Passiamo ad un altro ambiente e visitiamo la mostra dell’artista David Hockney che ha realizzato tutta una serie di disegni con l’IPad. Non è che siano indimenticabili ma, come succede spesso nell’arte contemporanea, ciò che conta è l’idea.

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Ci fermiamo alla bellissima caffetteria per uno spuntino. In realtà sarebbe ora di cena, ma decidiamo di aspettare ancora un po’. Vedete la dottoressa Micaela che traffica coi tovagliolini di carta? Non è che le servono, in realtà. E’ che li mette in borsa e li porta via come souvenirs, come fa sempre con le bustine di zucchero. Non la compatite, è fatta così.

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Fotografo una tranche de vie vagamente hopperiana, “Conversazione al bar”.

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Nel giardino della caffetteria c’è una scultura colorata di un autore molto famoso e due bambine che giocano. Vi prego di nuovo di notare la posizione del museo.

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E comincia così il nostro tour nel parco delle sculture. Gli scultori inclusi in questo giardino sono nomi del calibro di Henry Moore, Bill, Arp, Calder, César, Laurens, Shapiro, Sekine, Henry Heerup e molti altri.

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Non ci facciamo mancare niente e scattiamo un paio di foto per la serie “Interagisci con l’arte”.

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Concludiamo il giro con questa scultura vagamente allusiva. Divertente.

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Torniamo dentro perché, anche se si sta facendo buio, non si può lasciare il museo senza aver visitato lo shop. Alessandra, ma soprattutto la dottoressa Micaela, non stanno più nella pelle. Ed è ovviamente la dottoressa Micaela signora del West che ha la meglio e si abbuffa di souvenirs e regalini, soprattutto dopo aver scoperto un enorme contenitore pieno di oggettini scontati.

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Io e Alessandra compriamo un simpatico portapillole per la nostra prima cantante, che festeggerà il compleanno a breve.

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Queste spille, invece, non le compra nessuno, ma sono belle e meritano una foto.

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Ci incamminiamo dunque verso la stazione, mentre per la strada troviamo frotte di lumache uscite col tramonto e con la pioggia. Sono lunghe, viscide e marroni, chiaramente allusive, faccio loro qualche foto ma non vengono bene. Mi accontento di una foto alle casette di Humlebaek.

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Sono le 21 e tra dieci minuti abbiamo il nostro treno che ci riporta a Copenhagen. Siamo stanchi ma soddisfatti. Il museo Louisiana è tra i 1000 luoghi da vedere nella vita, secondo il libro di Patricia Schultz. E in effetti è uno dei musei più belli che abbia mai visto. Beh, mi mancano solo 999 altri luoghi da visitare. O forse qualcuno l’ho già visto. Bisognerà che mi procuri questo libro.

Mancano ancora due giorni prima di lasciare la Danimarca e tornare in Italia. E’ incredibile che tutte queste cose siano successe ad agosto e io stia ancora qui a parlarne. Ma è necessario, altrimenti mi scordo tutto. Non perdetevi la prossima puntata, ovvero la spassosissima giornata con la ragazza moderna. Chi è la ragazza moderna? Non vi resta che sbirciare qua.

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