Un gran bel concerto, quello di Marina P (con videini)

Io l’avevo detto che quello di Marina P and Friends al Teatrofficina Refugio sarebbe stato un concerto da non perdere. Ed è stato un successo. Peccato per chi non c’era, si è perso una delle più belle voci in circolazione. Ma non è solo una questione di voce. Marina si scrive da sola le proprie canzoni, ed anche come autrice è una vera promessa. E’ stata una bella serata easy-going, col pubblico molto partecipe e una formula, quella dei friends che facevano da guest-stars, che ha movimentato il tutto. A fine serata il giornalista Luciano Donzella ha fatto un’intervista a Marina che è comparsa due giorni dopo sulle pagine nazionali del Tirreno. Ve la incollo qui, per chi se la fosse persa, per poi continuare a raccontarvi della serata, grazie ai preziosi videini di Viola.

Il concerto è cominciato con Marina sola on stage che ha fatto a cappella una cover di Pink Martini, Je ne veux pas travailler, rivisitando le sue radici lounge (per chi ancora non lo avesse capito, Marina P è stata la primissima cantante dei Loungerie). Poi ha chiamato sul palco il primo musicista che l’ha accompagnata per cinque pezzi, il bravissimo Marco Fontana, con la sua chitarra di ferro anni ’30. Insieme hanno riarrangiato in modo minimalista ma efficace le canzoni di Marina. La prima è stata Nice to meet you (Marina, pur essendo italiana e vivente in Francia, scrive principalmente in inglese).

A seguire, Family Time, in cui Marina esplora le piccole gioie del ritrovarsi in famiglia per chi abita all’estero.

E poi, sempre col Fontana e la sua chitarra di ferro molto blues, ha eseguito una canzone dedicata ai suoi amici (io, nel testo, tra gli “amicici”, sarei quello con l’English sense of humour, a quanto ho capito).

A questo punto Marco Fontana ha cambiato chitarra e insieme hanno fatto un’altra canzone intitolata Slavery, più sofferta, più lenta, più riflessiva, più arrabbiata, una delle migliori esibizioni della serata.

Dopo un altro pezzo col Fontana, Marina mi ha chiamato sul palco (tutti i suoi friends erano seduti tra il pubblico) per fare una canzone insieme. Ora, passare dal Fontana a me, come chitarrista, è ovviamente una perdita. Ma è anche vero che il brano in questione, intitolato Part-Time Love, l’ho scritto io (perché anch’io scrivo pezzi, oltre che in italiano, anche in inglese) per una voce femminile (e quella di Marina mi pareva perfetta), per cui Marina ci teneva a farlo con me. Il brano in questione è pensato per avere un arrangiamento dance, ma ovviamente al Refugio l’abbiamo fatto voce e chitarra. Chissà in futuro…

Dopo Part-Time Love è stata la volta di una canzone, stavolta in italiano, che abbiamo scritto io, Marina e Alessandra un paio d’anni fa in occasione del trentesimo compleanno di una comune amica, Virginia, emigrata a Barcellona, che credo si sia mangiata le mani per non aver assistito a questo concerto. Per questo brano, io sono andato al microfono a cantare con Marina, mentre Alessandra ci accompagnava con la chitarra. Il titolo è, ovviamente, Avere trent’anni:

Dopo questa esibizione, Io e Alessandra siamo scesi dal palco e Marina ha cominciato uno slam poem insieme a Viola, che si è alzata in mezzo al pubblico, illuminata da un occhio di bue, e ha declamato On writing, una specie di rap dedicato all’arte creativa. Purtroppo non esistono testimonianze video di questo momento, perché Viola è l’autrice dei videini e in quel momento stava esibendosi. Subito dopo Viola, Marina ha cominciato la sua All around the World, chiamando poi sul palco Matteo Monkeyman Cateni per un paio di esibizioni free style.

La seconda esibizione con Monkeyman è stata Words and Language:

Quindi è stato richiamato sul palco Marco Fontana insieme al grande bassista Simone Luti, col suo bassone acustico. Insieme hanno eseguito altre tre canzoni di Marina. La prima, se non sbaglio, si intitola So Cool:

Il secondo è stato un pezzo dedicato alla grande città e allo spaesamento che questa dà all’essere umano. La canzone in questione si intitola Metropolis, ed è un chiaro omaggio al genio di Fritz Lang.

A questo punto il trio ha eseguito l’ultimo pezzo, un ballabile dal titolo Dancing Shoes che, nel progetto di Marina, doveva prevedere un intervento ballato di due danzatori, ma che poi non ha avuto luogo. La canzone è molto orecchiabile e il pubblico ha apprezzato molto. Peccato che non possa farvela vedere perché per ora Violabarbara non l’ha caricata su Youtube. Così come non posso farvi vedere il bis, La Ballata dei Capitali, scritta da Alessandra e cantata da Alessandra, Marina e me (anche alla chitarra), che riportava il concerto al suo scopo iniziale, ovvero quello di parlare del lavoro, poiché la tematica del mese di Novembre al Teatrofficina Refugio è proprio il lavoro. Dunque mancano queste due ultime esibizioni, ma non disperate, perché presto saranno messe on line dall’invasata, e quindi non vi resta che dare un’occhiata al suo canale di Youtube per vederle.

E questo è tutto. Mi dispiace aver visto così pochi musicisti livornesi a vedere il concerto. Marina P ha una voce, un’esperienza e un carattere che possono sempre tornare utili, ad esempio, per un qualsiasi featuring. Ma si sa come sono i musicisti livornesi. Curiosi di niente, tutti a curare il proprio orticello.

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