Le parole di Tondelli

Un paio di settimane fa, al Teatrofficina Refugio, c’è stata una due-giorni in occasione del ventennale della morte di Pier Vittorio Tondelli. Tondelli è stato uno degli esponenti più innovativi della letteratura italiana degli anni ’80, purtroppo scomparso prematuramente a 36 anni. Di recente la regista Enza Negroni ha girato “Lo chiamavamo Vicky”, un documentario sugli inizi della carriera dello scrittore, quando abitava ancora nella sua città natale, Correggio. Il documentario non è ancora distribuito, ma grazie alla disponibilità del produttore, ne abbiamo avuta una copia in esclusiva e l’abbiamo proiettata in contemporanea alle giornate Tondelli del Centro di Documentazione Tondelli e secondi solo al Festival del Cinema di Roma, dove il film è stato proiettato in anteprima mondiale. QUI trovate il trailer ufficiale.

Tondelli ha lasciato in eredità sette libri principali tra romanzi, raccolte di saggi e articoli giornalistici e un testo teatrale. E proprio su questi sette libri si sono basate le serate al Teatrofficina Refugio. Abbiamo creato sette postazioni all’interno dello spazio, ciascuna dedicata a un libro:

Altri Libertini

Pao Pao

Rimini

Camere Separate

Un Weekend Postmoderno

L’Abbandono

Dinner Party

Ogni postazione aveva un tavolino, un’abat-jour, una grande foto fatta da noi del Refugio e ispirata al libro, il libro stesso da sfogliare, un pennarello e dei fogliettini colorati su cui, chi voleva, poteva scrivere una citazione tratta dal libro e appenderla a un tabellone in mezzo alla stanza. E proprio di queste citazioni voglio parlarvi, perché è venuto fuori un collage postmoderno delle tante parole scritte da Tondelli. Alla fine delle due serate, ho raccolto tutti i bigliettini e li ho trascritti in un file word, per avere una testimonianza delle persone che hanno contribuito alla serata, e una summa casuale del pensiero tondelliano. Ed eccole qui. Leggetele, perché alcune sono proprio belle. Spero che troviate quella che fa al caso vostro, magari per formulare un buon proposito per l’anno a venire.

LE PAROLE DI TONDELLI

Già. Devo smettere di bere.

Sono sulla strada amico, son partito, ho il mio odore a litri nei polmoni, ho fra i denti la salsedine e in testa libertà.

Raccatta la chioma e sparisci!

Così faccio un bislacco tentativo di suicidio perché ad ammazzarmi non gliela faccio, ma tentare sì e allora passerò un poco di tempo in clinica e almeno avrò da dormire e mi faranno tanto valium che mi piacerà.

Notte raminga e fuggitiva lanciata veloce lungo le strade d’Emilia a spolmonare quel che ho dentro.

Anche stanotte crederà intensamente alle mille altre vite che lo contendono.

Quando vuoi, capisci.

E tutti gli altri che continuo fortunosamente a incontrare a mille miglia di distanza mentre sto scrivendo questa storia, poiché le occasioni della vita sono infinite e le loro armonie si schiudono ogni tanto a dar sollievo a questo nostro pauroso vagare per sentieri che non conosciamo

Quando era poco più di un ragazzo aveva iniziato a scrivere, a viaggiare per musei e esposizioni d’arte, ad andare al cinema o a teatro ogni giorno. I suoi compagni chiacchieravano solo di calcio o di improbabili avventure sessuali. Ed erano argomenti che a lui non interessavano. L’idea della vita che stava dietro a quelle chiacchiere lo nauseava. Nel buio di un cineclub, nel silenzio di un museo sentiva invece la sua diversità come forza. Capiva sempre di più, conosceva.

Così mi stanco delle limonate dietro agli autobus e sui muriccioli e negli angoli dei palazzi sempre con il rischio per Maurice di essere riconosciuto dai compagni di galera.

Ma soprattutto la loro voce, le loro cantilene, le loro inflessioni che mi facevano strabattere, perché erano cose nuove e cose belle.

Non so quale fosse allora l’espressione linguistica che Pier avesse trovato per rimettere sui binari giusti la sua vita.

Non c’era differenza fra i livelli d’amore che con entrambi aveva vissuto poiché l’amore, come il dolore, non può né crescere né diminuire.

Il giorno tuo! Il giorno spento dalla pioggia e i fari sulla strada di notte, il giorno che non può essere alla ricerca di che ti sfugge di mano…

Un puntino indecifrabile contenuto in un altro puntino.

La mia casa non è lontana. Ma il pensiero di passare questa notte da solo mi gela il sangue.

Mi chiamo Margherita, peso meno in mutande che vestita.

Cercatevi il vostro odore e poi saran fortune e buoni fulmini sulla strada.

Spariti i maledetti, le ubriacone, i poeti e i demoni, è rimasta una musica che non pensa più ai contenuti, alle rivolte, alle proposte.

Bene. Prendo un treno e me ne vado. E la prima volta che t’incontrerò, dovessero pure passare cent’anni, Tony, in questo o in qualsiasi altro fottutissimo mondo, ti spaccherò la faccia.

Giusy gli stringe il braccio ma le vene non escono, gli incavi lividi e neri e più su macchie gialle di sangue rappreso, niente da fare.

Perché io una cosa ce l’ho perfetta e quella è il dito.

Leo si sentì, con tutta l’approssimazione umana del termine, felice.

A Londra, una sublime fauna giovanile continua a mischiarsi e a fluttuare attraverso atteggiamenti, pose, comportamenti e gesti del tutto imprevedibili, quasi a voler spiazzare qualsiasi tentativo di definizione dall’esterno e di comprensione.

Non sono mai stato libero e non lo sarò mai.

Per questa notte, so già dove, con gli amici, andrò a chiacchierare.

Senti, qui ci vuole un poco di relax, andiamo a farci un taglio di capelli.

Insomma, è Karla questo mio risveglio, Karla che nient’altro è che una bella ballata di Leonard Cohen, una canzone ubriaca e roca.

Quello stupendo verdolino è papaya?

Per agosto come lo scorso anno ci si divide e si scioglie il poker splash. È nei patti. Uno straccio di indipedenza e di autonomia, ognuna per i cazzi suoi, una boccata d’aria per non trasformare il nostro sodalizio in carcere.

“Perché scrivi?”  “Scrivo perché ho letto!”

Quando hai una persona che ti frulla nella testa l’unico giro di testa che puoi fare è chiederti se quella persona è la tua persona, se quella persona è la tua persona, oh baby, nient’altro, baby.

Se si beve, tutto diventa torpido, le impressioni si fanno sfumate, i colori sbiadiscono, i suoni sono meno percettibili. Marco ha ragione. Dice che dopo un incontro sessuale, di qualsiasi tipo, cambia la visione del mondo, o meglio il mondo entra diversamente nei tuoi sentimenti e nelle tue percezioni.

La sua camminata, infatti, nient’altro era che il tic del suo animo.

“I have a dream” (in realtà più d’uno).

Quello che ci accade è lì identico: amore abbandono follia.

Il riposo è diventato ozio, e l’ozio nevrosi, e la nevrosi impossibilità di amare, quindi di scrivere e di lavorare.

Adès, l’è tòtt cemènt e luci.

Nei viaggi solitari esiste una pienezza diversa di sé. Il fatto di adattarsi a un’architettura e a un paesaggio stranieri, e se si è veramente onesti e sinceri, permettono di scoprire che si è.

Un altro giorno è andato, la sua musica è finita, quanto tempo ormai è passato e passerà. Nel sole dei cortili i tuoi fantasmi giovanili corron dietro a Silvie beffeggianti.

Ti sto telefonando ora, devi vederlo ora, è importante la mia vita, noi, voi, essi, tutti.

Abitare all’ultimo piano e non avere l’ascensore. Uno ci pensa due volte, prima di salire.

La storia di Miguel non ci ha sconvolti più di tanto però è il segno che qualcosa sta cambiando.

Poiché se non sei né caldo né freddo ti vomiterò dalla mia bocca.

Meglio peggio che alla pari.

Ah! L’emozione di stare qui con te, non sei solo, vorresti che finissi sul fondo nero. Ah, ah, ah. Io amo. È una colpa?

Si tratterebbe di svaligiare tutti i depositi di scenografie dei teatri e innalzarli a nuova vita come quinte di un palcoscenico immaginario e atemporale: la città dei teatri.

I ragionamenti dell’amor sincero non si scrivono così sui giornali, si fischiano dentro e danno pace.

Il guaio è che si vince, ma si finisce sempre per perdere troppo.

Una fatina, ea è pari a una fatina, bea, bea, bea, bea che ti non poi capir.

Per questo ricorderai i tuoi simili, dilatando le narici riconoscerai quelli come te, gli stessi persi nell’identico trip.

Forse in nessun’altra città dell’occidente europeo è così difficile tastare il polso, scoprire gli attegiamenti della fauna giovanile come qui a Berlino.

C’era una gra vogli di buttare fuori, di espellere, come se la catastrofe a cui avevamo partecipato ci avesse incollato di più, ci avesse fatto scoprire qualcosa di importante che ci teneva uniti, in quanto uomini, in quanto sofferenti degli stessi traumi.

Non voglio guardarti. Averti in testa mi stordisce.

Non brillavo da solo.

Casa dopo casa, alloggio dopo alloggio, vede ciò che non avrebbe mai immaginato. Per prezzi che equivalgono a uno stipendio medio gli vengono mostrate stanze fatiscenti, soffitte trasandate e umide, appartamenti sporchi, dalla moquette macchiata e puzzolente.

Prima arrivi nella bolgia e meglio è! […] Sublime tautologia che ha reso però l’entrata nell’esercito d’Italia nient’affatto violenta, ma una sorte di penetrazione soffusa.

Così quella che lui chiama preghiera, altro non è che un atteggiamento d’ascolto delle cose e degli uomini, un osservare e contemplare, che ha a che fare con il suo stesso modo di essere.

Scegliamo l’est non tanto per ragioni politiche quanto etiche ed estetiche.

Se uno teme l’acqua, morirà annegato.

I suoi bagagli stanno là, nel sottoscala, disse l’uomo del bureau. La sua stanza è occupata da altri clienti.

Carmen Maura è sempre cattivissima, Rossy de Palma sembra uscita da un disegno di Picasso e poi tutte le altre donne, le mamme, le amanti, le fattucchiere, la mammane, i femminielli.

Un giorno, non molto distante nel tempo, lui si è trovato improvvisamente a specchiare il suo viso contro l’oblò di un piccolo aereo in volo fra Parigi e Monaco di Baviera.

Esce, cazzo, proprio ora deve pisciare, ehi Ruby, non metterci tanto, sgrilla presto, cazzo.

Battito di ciglia.

Altri erano spariti per sempre. Conosceva i segreti delle carriere di questo e di quello, ma non perché gli importasse qualcosa, ma solamente perché era un osservatore e osservando traeva conclusioni e traendo conclusioni collegava e collegando riusciva ad inquadrare perfettamente la situazione di un individuo.

Obbiettivi! Speranze! Obiezioni! Anche a lavoro basta cambio stato!

Io guardo ma non vedo.

Forse mi affascinava il genius loci.

Il motto: “Birreria è più rock”. Quello fu anche il periodo in cui cominciai a viaggiare sempre più spesso in Europa.

Così faccio un bislacco tentativo suicidio perché ad ammazzarmi non gliela faccio, ma tentare sì.

Uno non può mica starsela a menare per tutta la vita se è così, ma piuttosto viversi bene e anche meglio degli altri.

Coitus mediterraneus.

Quando non gioca osserva.

A Londra per uno shopping? A Madrid per una processione? A Parigi per il coiffeur? A Berlino per una birra? Ad Amburgo per un giro in bicicletta? Non saprei.

Ora sono sul treno lanciato nel pieno della notte. Russano i compagni di viaggio. Non ho detto addio a nessuno; non mi piacciono gli addii. Sono sempre troppo lunghi.

Alle prese con pannolini, assorbenti igienici, mutande, rosari alla vergine macarena, una zarzuela e una sevillana…

Ma quando ci si ritrova a settembre si capisce che qualcosa di nuovo è purtroppo arrivato.

Vuoi che facciamo l’amore? Detto così era chiaro che non l’avremmo fatto. Era solamente una maniera efficace di difendersi.

Per parlare così forse non è stato sposato.

Voglio solo specchiarmi nei tuoi occhi e lui allora fa una smorfia trattenuta da gentiluomo galattico.

Abbiamo bisogno di tempo.

Una serata davvero vuota, le olive finiscono.

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