Le serie TV drammatiche che ho preferito nel 2011

Dopo avervi parlato dei film che ho visto nel 2011, vi passo a parlare delle serie TV. Ne ho viste diverse e di diverso tipo, per cui partirò da quelle nuove e da quelle che mi sono piaciute di più. Io ho una netta preferenza per le serie drammatiche o, al limite, di avventura o fantascienza, mi attraggono meno le commedie. E quindi partiamo.

La sorpresa più piacevole di quest’anno è stata decisamente Homeland. Per certi versi è una classica serie americana con gli agenti della CIA che danno la caccia ai terroristi. Ma ci sono dei pregi che mancano ad altre serie di questo tipo. Innanzitutto la sceneggiatura, che è molto ben scritta, con colpi di scena dislocati in vari punti e momenti di climax non indifferenti. Poi i due protagonisti: l’agente Carrie Mathison, interpretata da un’efficace Claire Danes (ve la ricordate nel film con Di Caprio su Romeo e Giulietta?), ha una forza e una fragilità che la rendono unica. Soffre infatti della sindrome bipolare, fatto di cui nessuno è a conoscenza, ed è sempre sotto l’effetto dei farmaci, altrimenti “sclera”. L’altro protagonista è l’ambiguo Nicholas Brody (interpretato dall’ambiguo pel di carota Damian Lewis), un marine dato per disperso e che invece è stato prigioniero in Irak per molti anni e poi liberato da un’incursione. Tutti lo accolgono come un eroe nazionale ma l’agente bipolare sospetta che sia passato dalla parte dei terroristi e nessuno le crede. Avrà ragione lei? O sragiona? Tutta la serie è giocata su questa incertezza (lui è o non è un bastardo passato al nemico?) e, a complicare le cose, ci si mette di mezzo anche un’attrazione fatale. Devo dire, poi, che gli americani non vengono visti in modo unilaterale come gli eroi paladini del mondo e gli iracheni come dei fottuti terroristi, ma c’è qualche sfumatura più sottile per cui anche gli americani a volte sono delle merde. Chi si è venduto? Chi no? Chi sono i buoni? E chi i cattivi? Insomma, è una bella serie che vi terrà l’attenzione fino alla fine. La prima stagione consta di 12 puntate (l’ultima è lunga il doppio e chiude efficacemente la stagione, lasciando un po’ col fiato sospeso), è stata trasmessa negli USA da Showtime e in Italia si vedrà a partire dal 6 febbraio su Fox. Ma, come al solito, vi esorto a guardarla in lingua originale coi sottotitoli, che sono facilmente reperibili. Una seconda stagione è stata confermata per il 2012.

Un’altra bella sorpresa è stata Boss, anch’essa una serie che definirei drammatica.

L’attore nella locandina si chiama Kelsey Grammer, è l’assoluto protagonista della serie ed è bravissimo. Interpreta il sindaco di Chicago, e quindi la serie parla di tutte le magagne che ci sono nell’amministrare una grande città americana. La cosa che mi piace di questa serie è che sono quasi tutti cattivissimi, venduti, ipocriti, traditori, corrotti e i pochi che non lo sono non hanno vita facile (ma neanche gli altri). Non è certo un telefilm d’azione, i ritmi sono abbastanza lenti, ma i dialoghi sono belli, e succedono un sacco di cose. Un’altra bella idea che fa funzionare meglio la serie è il fatto che, sin dalla prima puntata, si viene a conoscenza che il potentissimo sindaco ha una malattia degenerativa che ogni tanto lo butta fuori di testa (una cosa in comune con la protagonista di Homeland), e lo sappiamo solo noi spettatori, lui stesso e quasi nessun altro. Questo, ovviamente, crea un privilegio verso lo spettatore che è a conoscenza di un segreto che gli altri personaggi non sanno, e quindi interpreta con più chiarezza le mosse e le contraddizioni del sindaco. Anche questa serie è caldamente consigliata, ma non se vi piacciono solo Glee o Heroes.

La terza che vi consiglio caldamente è, stranamente, Luther.

Perché “stranamente”? Perché è una serie inglese, anziché americana, e secondo me gli inglesi non sono ancora al massimo delle loro potenzialità nel creare le serie tv (ma negli ultimi anni stanno migliorando molto!). Luther rappresenta un’eccezione, perché è davvero ben fatta. Il personaggio principale (interpretato da Idris Elba) è fuori dagli schemi. E’ un commissario un po’ maledetto, molto sfigato (nel senso che gli capitano un sacco di magagne) e molto cupo. E cupa è pure questa serie drammatico-poliziesca, grazie anche a una Londra spietata e noir, bellissima, e a una sceneggiatura forse un po’ forzata in alcuni punti ma comunque efficace. L’azione lascia lo spazio all’amarezza, e più che le vicende investigative del commissario, ci interessano le sue reazioni emotive alle vicende. La prima stagione (sei episodi di 60 minuti) è andata in onda sulla BBC ONE nel 2010 e la seconda (quattro episodi) nel 2011. In Italia è stata trasmessa la prima stagione all’inizio del 2011 su Fox Crime, ma come al solito vi esorto a guardarla in lingua originale. E’ prevista una terza serie per il 2012.

Quando ho iniziato a scrivere questo post, pensavo di elencare tutte le serie che avevo visto quest’anno, ma siccome sono troppe, ho cambiato idea e mi fermo qua. Fatemi sapere se le avete già viste o se le vedrete. In seguito pubblicherò un post sulle serie comiche che ho preferito, su quelle che continuo a vedere dopo vari anni, su quelle che non mi sono piaciute o che ho abbandonato. E se avete qualche consiglio da darmi, lo accetto volentieri. Per ora, tra le varie cose, ho visto le prime due puntate (su tre) di una serie inglese (vedi che gli inglesi stanno risalendo?) consigliata, se non sbaglio, dal mio amico Lopo, che si intitola Black Mirror. A quanto ho capito, non c’è relazione apparente tra le varie puntate: le vicende, l’ambientazione e gli attori sono sempre diversi. Ma la prima puntata è sadica e davvero notevole. Guardare per credere.

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