2° fotoracconto: Modigliani, Montmartre, i banditi dell’arte e le tombe VIP.

Il secondo giorno a Parigi ci svegliamo, come sempre in vacanza, prestino. Assistiamo alla colazione di Leo, che dimostra sempre un certo appetito.

Anche Jules si sveglia, deve portare Leo all’asilo e poi andare al lavoro.

Nel frattempo Alessandra non resiste e, come fa sempre con tutti i gatti, mette alla prova la giocosità di Fefé, che le dà un po’ di soddifazione.

E siamo pronti per questo nostro secondo giorno parigino. Anche Marina deve andare al lavoro in centro, perciò prendiamo insieme la metro. Prima, però, un’ultima occhiatina a una vetrata per strada per controllare che il look sia a posto. Si sa, le commesse devono sempre essere in perfetto ordine.

Per prima cosa, io, Ale e Marina facciamo una passeggiata in centro. Marina ci porta davanti all’Olympia, dove si sono esibiti i più grandi artisti da tutto il mondo, e aspirazione somma dei Loungerie, che lo hanno citato nel loro ultimo spettacolo. Proviamo a chiedere di entrare per vedere il teatro, ma ci dicono che ci sono le prove e che non si può.

Passiamo davanti all’opera di Parigi.

Attraversiamo la strada e di fronte a noi si para una coppia di giapponesine dal look quantomeno stravagante. Non posso non fargli una foto. Mi sa che hanno fatto shopping.

Con Marina ci salutiamo davanti alla Madeleine. Progettata a metà del 1700 come biblioteca e sede della borsa valori, verrà completata vari decenni dopo, e nel 1845 viene consacrata come chiesa. Vi sono stati celebrati i funerali di Chopin, Josephine Baker e Dalida.

Un po’ più in là trovo un pissoir art nouveau, con un inquilino dormiente.

Ed eccoci arrivati alla nostra prima tappa, la Pinacothèque, dove c’è una mostra dedicata a Modigliani.

La mostra è composta di una ventina di ritratti dell’artista livornese. Belli, anche se non ci sono i più famosi. Ma tanto, come direbbe qualcuno, sono un po’ tutti uguali, con quei colli lunghi…

Sotto, un ritratto del pittore russo, poi naturalizzato francese, Chaim Soutine, ad opera di Modigliani.

E sotto, invece, un ritratto ad opera di Soutine. Ma quello ritratto non è Modigliani, credo.

La visita alla Pinacoteca dura qualche decina di minuti. Riusciamo all’aperto, dove ci attende un cielo parecchio nero. Ci dirigiamo verso la Place de la Concorde e i giardini de le Tuileries.

Poco più in là facciamo la nostra seconda tappa, alla galleria nazionale del Jeu de Paume, dove ci attende una mostra fotografica.

La mostra non è granché.

Fotografo mezza frase di luci al neon (il neon fa MOLTO arte contemporanea, insieme agli specchi e ai grovigli di fil di ferro) e usciamo.

Non posso esimermi dal fotografare un gatto di strada, per la gioia di Alesandra e di Emilia, la mamma di Alessandra, che quando poi le mostro le foto delle vacanze, pare solo interessata alle foto dei gatti.

Giriamo un po’ per trovare un posto dove mangiare, la zona ci pare parecchio caruccia (non in termini estetici, ma economici). Alla fine scegliamo una brasserie piuttosto affollata. Ed è qui che Ale comincia la sua carriera di bevitrice incallita di birra.

Tra un sorso e l’altro, Ale prende la Nikon e mi scatta una foto. Emilia, guardandola, ha detto che sono bellino, che vengo proprio bene in foto. Non so se crederle. Emilia dice anche che sono il sosia di Tom Cruise…

Come ho detto prima, la brasserie è in zono piuttosto caruccia, visto che ha davanti il negozio di Chanel. Foto artistica.

Decidiamo l’itinerario pomeridiano. Prima tappa: Montmartre. Scendiamo dalla metro e…

…decidiamo di prendere la funicolare, evitando le scale. E’ un po’ come la funicolare di Montenero, ma più moderna e dal tragitto molto più breve.

Ecco, nonostante il tragitto duri all’incirca 20 secondi (lo giuro), Alessandra riesce ad appisolarsi anche qui. Si sa, i postumi della birra e della digestione…

Ed eccola, la basilica del Sacre Coeur. Sempre lì, sempre bianca, sempre piena di turisti.

Ci allontaniamo e scatto una foto a un quadretto di Space Invaders, di cui la città è ingombra.

Il vero motivo della visita a Montmarte, però, non è la basilica, ma una mostra di cui ci aveva avvertito il nostro amico Bargellini prima di partire. Si tratta di una galleria che espone perlopiù arte naif, e la mostra temporanea che c’è adesso si chiama “Banditi dell’arte”. Ospiti della mostra sono tutti artisti italiani internati in manicomio negli ultimi 150 anni. Tra gli artisti ospiti, ci sono anche due residenti del Basaglia a Livorno.

Dentro non si possono fare foto, ma io sgarro in favore dei due livornesi. Il primo è lui, che lega insieme tutto quello che gli capita a tiro, producendo sculture pop degne di qualsiasi museo d’arte contemporanea.

La seconda è lei che, tra le altre cose, rifà i i poster dei film famosi in modo coloratissimo e del tutto personale. Un suo quadro è stato anche scelto come poster di una edizione del premio Ciampi.

La mostra è bella e interessante, piena di sculture, quadri, disegni maniacali: qualcuno ha la bòtta mistica, qualcuno è fissato col sesso, ma si tratta spesso di opere originali e intriganti. Per chi fosse o andasse a Parigi in questo periodo, la consiglio vivamente (e leggete anche i cartelli di presentazione degli artisti: ci sono dentro storie allucinanti…). Finito il giro, ci prendiamo il caffè al bar del museo. Ale prova a connettersi col suo Ipad, ma, come potete giudicare dalla sua espressione, con poco successo.

Ritorniamo sui nostri passi e fotografo il bell’ingresso della metropolitana di Abbesses. Cosa c’è di più parigino?

Giacché siamo nei paraggi, decidiamo di fare un capatina al cimitero di Montmartre (ogni volta che andiamo a Parigi, dobbiamo almeno visitare un cimitero; la volta scorsa fu quello di Pere Lachaise, la volta ancora prima, quello di Montparnasse), dove ci attende qualche personaggio illustre del passato. All’entrata chiediamo la cartina dei morti VIP, e una signora non molto simpatica ce la fornisce. Ad ogni numerino corrisponde la tomba di un personaggio famoso.

Partiamo con il classico dei classici, la tomba-monumento a Dalida, che ha sempre fiori freschi, ogni giorno, pare ad opera del fratello.

Proseguiamo con la tomba di Loiuse Weber, conosciuta come La Goulue, la ballerina inventrice del can-can e più volte ritratta da Toulouse-Lautrec, come in questo famoso poster pubblicitario per il Moulin Rouge, dove la Goulue si esibiva.

Da una ballerina di cancan a un ballerino e coreografo classico: Nijinsky. La sua grazia innaturale, come la definisce Battiato, è immortalata nella statua sulla tomba, a cui Alessandra cerca di fare il verso (da una grazia innaturale a un’altra…)

Poi scopriamo alcune tombe che a noi sembrano di personaggi famosi, ma la mappa non li nomina. Allora decido di fotografarle per controllare poi su Internet. Scopro che anche Lilian Arlen era una ballerina, inventrice del metodo Arlen. Importantissima, dice Ale, come se se ne intendesse. Sarà la grazia naturale, che la fa parlare…

Questo invece lo conosco. E anche lui non è sulla mappa. E anche lui era ballerino e coreografo. Eppure Roland Petit è anche su Wikipedia. Ed è stato uno dei maestri di Alessandra Martines, che ai tempi di Fantastico con Pippo Baudo lo citava continuamente, come a dire “Ah, io ho fatto danza con Roland Petit, mica come quella caciarona della Cuccarini…”. Poi Alessandra Martines ha smesso di danzare, di fare tv e ha cominciato a recitare (non ci scordiamo di Fantaghirò…), finché non ha sposato il regista francese Claude Lelouch, quello di Un uomo, una donna (mica scema, la ragazza: non per niente, come apprendo da Wikipedia, è la cugina di secondo grado di Carla Bruni) ed è diventata attrice del cinema francese. E nemmeno una rosa, gli porta, al povero Roland Petit…

Eccoci ad un altro morto in odore di fama, con una tomba a forma di sedia. Controllo su internet: non lo trovo su Wikipedia, ma sull’Internet Movie Database, come sceneggiatore di un paio di film, e poi su Goodreads (sito di lettori) come autore di vari romanzi. Ovviamente tutti fuori stampa. Il tempo è un tiranno.

Continuiamo il nostro giro con un paio di registi francesi: Henri Clouzot, non l’ispettore della Pantera Rosa, ma regista e sceneggiatore di polizieschi e thriller dagli anni ’40 agli anni ’60 (ha girato, tra gli altri, Il corvo – non quello col figlio di Bruce Lee –  e I diabolici, con la bella e brava Simone Signoret).

E questa è invece la tomba di famiglia di Claude Autant-Lara, anch’egli regista francese, autore di alcuni film come Il diavolo in corpo e Margherita della notte. Nel ’61 girò un film chiamato Non uccidere, la cui proiezione fu proibita dalla Questura italiana perché istigava all’obiezione di coscienza. E poi gli è preso il cervello, e a 88 anni è stato eletto nel parlamento europeo come membro del Fronte nazionale. Ecco, ma se si godeva la pensione?

Una capatina alla tomba di Stendhal che, in italiano, recita: “Scrisse, amò, visse, morì”. Mi pare un ottimo riassunto.

E infine, la tomba che più mi è cara a Montmartre: quella di Francois Truffaut. Che dire? Un grande genio. Grazie.

Girare per i cimiteri è stancante e, prima di riprendere il cammino, Alessandra ha bisogno di una pausa sulla panchina. Ma… un momento! Cos’ha tra le mani? Eh sì, è il suo fedele Ipad! Anche qui Ale ha provato a connettersi, ma con scarsi risultati. Forse, essendo in un cimitero, contava sull’aiuto della buonanima di Steve Jobs.

Ed eccolo, il gatto del cimitero, a futura lode di Emilia.

Torniamo verso il centro con la metro e, appena usciti dalla stazione, ci ritroviamo davanti alla Gallimard. E quindi? Certo, entriamo a fare un giro tra i libri. Purtroppo, come dice la mia amica Anna, il francese non è di tutti. E io, anche se mi impegno quando sono a Parigi, ci provo e dico qualche frasina utile (Marina mi è testimone), i libri francesi non li leggo in versione originale. E neanche Alessandra, che però si compra un’antologia della chanson francese, che sta studiando in questo periodo.

Poi facciamo una lunga, ma davvero lunga, passeggiata che alla fine ci porta alla stazione metro di Rome. Qui cominciamo a cercare un piccolo regalino per Leo.

E quale regalino potrà mai essere per Leo, se non un ptigato’ (vedi primo fotoracconto)? La prima pasticceria che incontriamo (più una boutique che una pasticceria, a dir la verità), però, è davvero proibitiva, del tipo che un dolcino ai lamponi per quattro persone costa all’incirca 80 euro.

Non ci diamo per vinti e alla fine troviamo un’altra pasticceria con dei prezzi umani. Compriamo due tortine, una al cioccolato e una alle fragole. Ce le incartano in un involto a forma di piccola piramide.

Ed è quindi l’ora di tornare verso casa. Leo sta facendo la pappa, e potete giudicare voi stessi la sua voracità da questa foto. E’ bravissimo, comunque, mangia tutto (ma proprio tutto!) da solo.

Dopo la pappa è l’ora del ptigato’. A Leo brillano gli occhi. Marina però gli dà solo due fettine sottili sottili di entrambe le tortine, che Leo divora in un attimo, lasciando solo le fragole che, a quanto pare, non gli piacciono. Preferisce la sciocolà. Il resto ce lo pappiamo noi. Rimane solo qualche briciola, che Fefé si intenderebbe di mangiare. Fa la posta per qualche minuto e poi sale sul tavolo, ma viene scacciato da Marina, che lo manda a dormire fuori.

E’ già tardi ed è l’ora di dormire. Alessandra non se lo fa dire due volte, e cade (nel sonno) come uomo morto cade (tanto per fare gli eruditi).

L’indomani ci aspetta una sveglia assai mattiniera, perché dobbiamo andare alla stazione a prendere il treno per proseguire il nostro viaggio. Verso dove? Non vi rimane che seguire questo blog per saperlo.

Intanto, se vi siete persi il primo fotoracconto, lo trovate QUI.

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