Fotoracconto: Anversa, la moda, l’Art Nouveau e Pricasso

Dopo aver visitato Bruges e Gand il giorno prima, la domenica continuiamo a sfruttare l’occasione del weekend ticket a metà prezzo e decidiamo di andare ad Anversa, capitale belga della moda e del design. Appena sveglio, nel nostro albergo di Bruxelles, mi affaccio alla finestra e, indovinate un po? E’ una giornata grigia e quasi sicuramente bagnata. Sì, siamo in Belgio.

Prendiamo l’ascensore ed usciamo subito dall’hotel, evitando di nuovo la colazione da milionari.

Guardo con attenzione l’edificio anni ’70 che ospita la stazione di polizia adiacente l’albergo. E’ domenica mattina, è tutto tranquillo, non ci sono poliziotti in giro, chissà qual era l’emergenza della notte prima, una retata, probabilmente. Ho cercato su internet ma non ho trovato notizie in proposito.

Essendo zona di uffici moderni, le strade sono deserte nei giorni di festa. Ci siamo solo noi, gli invasati delle vacanze.

Anche la stazione è praticamente vuota.

Salendo le scale, mi accorgo del palazzone popolare sullo sfondo che non avevo visto prima.

Per fortuna il bar della stazione è aperto, e facciamo colazione.

Prendiamo il treno.

Arriviamo ad Anversa nel giro di un’ora. I binari della stazione sono molto belli, con quella loro luce blu, aspettano solo un foto da parte mia.

La parte più nuova della stazione è innestata su edifici più vecchi, ma altrettanto belli. L’atrio centrale, la facciata neogotica e la grande cupola la rendono, secondo Newsweek, una delle cinque stazioni più belle del mondo.

Usciti dalla stazione, imbocchiamo il lungo viale che attraversa il quartiere dei diamanti e che porta fino al centro storico.

Il viale è affiancato da alcuni begli edifici moderni.

In più c’è anche una mostra fotografica temporanea.

E c’è la statua di Antoon van Dyck, allievo di Rubens, ritrattista, pittore di corte nato ad Anversa.

Su questo viale si affaccia anche il Torengebouw, in stile art déco, il primo grattacielo costruito in Europa nel 1932.

E questa mano mozzata? Cos’è? Uno scherzo di cattivo gusto? Ma no, è il simbolo di Anversa. Il nome fiammingo di Anversa, Antwerp, pare che derivi da una leggenda legata al gigante Antigoon. Questo gigante controllava un’ansa del fiume Schelda, chiedendo pedaggi a tutti quelli che ci passavano. Ma il soldato romano Silvius Brabo uccise il gigante, gli tagliò una mano e la gettò nel fiume. Ecco perché la città si chiamerebbe Antwerpen, hand=mano werpen= gettare.

Arriviamo dunque in centro, dove troviamo la cattedrale gotica, costruita tra il 1352 e il 1521 (169 anni!), con un campanile a guglia alto 123 metri.

E anche qui, ci si sposa.

Come in tutte le grandi città fiamminghe, il cuore del centro medievale di Anversa è la piazza del mercato, il Grote Markt, con la fontana Brabo, di stile Barocco, al centro. Su due dei tre lati della piazza sorgono i bei palazzi delle corporazioni.

Guardando bene, mi accorgo che la statua in cima alla fontana rappresenta l’episodio della mano mozzata che vi raccontavo poc’anzi.

Nella piazza sorge anche lo stadhuis, il municipio in stile rinascimentale italo-fiammingo della metà del ‘500.

Ma dove è andata Alessandra? E’ andata a ciacciare alle bancarelle di bric-a brac (traduzione: troiai).

Qui ad Anversa i poliziotti sembrano più rilassati che a Bruxelles.

Ci allonaniamo dalla piazza del mercato e facciamo una passeggiata sul lungofiume, dove troviamo lo HetSteen, un piccolo castello del 1200 che sorge nel punto dell’originale insediamento gallo-romano di Anversa. Se guardate bene, prima dell’entrata, c’è una statua. Si tratta dell’irriverente statua di Lange Wapper, un personaggio del folklore locale rappresentato come un gigante che mostra le mutande a due minuscoli personaggi. Forse QUI riuscite a vederlo meglio.

Alcune foto sul lungofiume.

A una statua alta alta e secca secca.

A una sconosciuta che guarda il fiume.

A un parcheggio vuoto.

Lasciamo il lungofiume e, percorrendo alcune stradine interne, raggiungiamo una piazza con un piccolo mercatino delle pulci.

Proseguiamo e troviamo un fumetto dipinto sui muri di una casa.

E questa signora? Porta a spasso il suo cagnolino nella carrozzina. Mah…

Ma finalmente, eccoci. Dove?, direte voi. Ma al museo della moda. La domenica non è il giorno migliore per visitare Anversa. Infatti la guida ci consiglia di dare un’occhiata a molti negozi à la page, ma di domenica sono tutti chiusi. Per fortuna, invece, il museo è aperto.

Certo, la strada dove si trova il museo è in pessime condizioni.

Entriamo.

E’ incredibile! Al museo della moda gli insegnanti entrano gratis!!! Mostro con orgoglio la mia carta d’identità dove c’è scritto “insegnante” e voilà, non sborso neanche un euro. Che civiltà, che cultura, che apertura mentale!

Subito facciamo una pausa al bagno.

Il museo è un bell’edificio moderno, in legno e vetro.

All’ingresso la bigliettaia ci informa che il museo ospita solo mostre temporanee, e in questo periodo la mostra è una collezione dei vestiti di una dama olandese che amava la moda e che ha raccolto abiti a cavallo tra l’ottocento e il novecento.  Preferivo qualcosa di più moderno, ma tanto è gratis. Si comincia con gli abiti da cavallerizza.

E si prosegue con gli abiti ispirati alle parole crociate.

E poi gli abiti durante la seconda guerra mondiale.

E gli abiti a fiorellini.

Nel museo con noi ci sono due giovani ragazze che studiano i vari modelli, prendono appunti e scattano foto con la loro macchinetta analogica molto vintage e molto cool. Anche loro sono molto cool, di sicuro studiano all’università della moda.

Il museo non è molto grande, e dopo una mezzoretta circa abbiamo finito di visitarlo.

Annessa alla collezione temporanea, c’è l’esposizione di alcuni abiti progettati da una delle allieve del corso di moda finito da poco e che è stata giudicata la più meritevole tra tutti gli alunni. Sarà stata anche la più brava, ma a me questo pastrocchio di stoffe, colori, fantasie, mi piace veramente poco. E se lei era la più brava, figuratevi gli altri…

Usciamo nella strada coi lavori in corso.

Scatto un paio di foto artistiche e geometriche.

Giriamo un po’, scatto foto a caso.

La guida ci consiglia un percorso per i negozi più in di Anversa, come questo storico negozio di vestiti dark e gothic, ma essendo domenica, è tutto chiuso, nessuna eccezione. Peccato, perché Anversa è davvero una delle città più interessanti per quanto riguarda la moda contemporanea. Qui, sin dagli anni ’80, risiede il gruppo degli Antwerp Six, sei stilisti di Anversa (Van Noten, Bikkemberg, Demeulemeester e altri con nomi fiamminghi più o meno impronunciabili) ormai famosi in tutto il mondo. Il settimo membro “non ufficiale” degli Antwerp Six è Martin Margiela, il più famoso e lo stilista preferito di Bea (sorella di Marina P) che è attualmente a Londra a inseguire il suo sogno di fare la stilista. Apprendiamo dalla guida che Margiela ha un negozio storico a Bruxelles, quindi andremo lì a vedere le sue creazioni.

Nel frattempo si è fatta l’ora di pranzo. Giriamo un po’, perché molti ristoranti, essendo domenica, sono chiusi. Ne troviamo uno che non ci convince troppo, ma la fame prevale e il ristorante vince.

Non ricordo cosa abbiamo mangiato, ma decidiamo di non prendere lì il caffè. Cerchiamo un bar aperto. Lo troviamo.

Il bar Theo, al suo interno, ha anche un negozio di scarpe che espone le mie scarpe preferite in assoluto, le Camper, oltretutto coi saldi estivi. Mi avvicino ma la barista mi dice che non si può perché il negozio è chiuso. Sa, è domenica, mi dice. Ma davvero? Non me ne ero accorto…

Continuiamo la passeggiata e non posso non fotografare la vetrina di un ottico che espone teste colorate di leader politici internazionali. Che fantasia, che originalità! Questo credo sia Mao Tse Dong.

E, in verde e giallo, Lenin e…? Chi è l’altro? Qualcuno lo sa?

Anversa, oltre che la capitale della moda, è anche una delle capitali europee dell’Art Nouveau, lo sapevate? Il quartiere dove ci sono la maggior parte di questi edifici si chiama Zurenborg ed è un po’ in periferia, ma in centro ci sono altri edifici degni di nota da visitare.

Questo, ad esempio, si chiama Help U Zelve, con affreschi e parti in ferro battuto.

Poco più avanti c’è il museo d’arte più importante di Anversa, il KMSKA, museo reale di belle arti, che contiene importanti opere di artisti belgi. Ma, indovinate un po’? E’ chiuso. Perché? Ma perché è domenica, naturalmente.

Anche la fontana che gli sta davanti è seccata.

La guida ci segnala, lì vicino, un altro bell’edificio Art Nouveau, il grazioso ‘t Bootje, facilmente riconoscibile per il balconcino a forma di nave.

E, in una strada laterale, c’è anche la sinagoga neomoresca.

Continuando a camminare per un bel po’, arriviamo al Palazzo di Giustizia, un edificio modernissimo sormontato da vele di titanio, ma non particolarmente bello.

Camminiamo ancora per cercare di raggiungere il museo della fotografia. Nel frattempo scatto foto a edifici che, in qualche modo, colpiscono la mia attenzione.

Mi piacciono molto i grandi palazzoni con qualcuno sul terrazzo o alla finestra intento a fare qualcosa e che non sa che lo sto fotografando.

Vicino a questo palazzo d’angolo dovrebbe sorgere il museo che stiamo cercando. Non sappiamo ancora se sia aperto o chiuso.

E’ aperto! Il museo raccoglie opere storiche di fotografia.

Qualcuno porta anche i neonati e li abbandona.

La serie di foto qui sotto le avevo già viste su internet. In pratica sono quattro sorelle fotografate insieme da un anno all’altro per circa vent’anni, e si può vedere l’invecchiamento di ciascuna di loro. Interessante, la decadenza umana.

A proposito di decadenza, ecco la foto di una coppia all’obitorio morta per avvelenamento da monossido di carbonio.

Ci sono anche foto di personaggi illustri. Lui, con l’occhio storto (“un occhio qui e uno in Tombolo”, si dice dalle mie parti), lo riconoscete? E’ il grande Jean Paul Sartre.

Saliamo al piano superiore e ci sono questi fermo-immagine di giornalisti tv mentre chiudono gli occhi. Divertente.

Ora, della foto che vedete qui sotto, avevo anche una versione più esplicita, ma avevo paura che me la censurassero, così sono rimasto un po’ nel vago. Comunque, se osservate bene, si tratta di autoscatti fatti al proprio pisello quando si vuol dare l’idea della propria personalità su internet.

Anche queste foto sotto le avevo già viste su internet. Si tratta di migliaia di scatti sovrapposti dei più famosi monumenti internazionali.

C’è poi una sezione dedicata a Flickr, migliaia di piccolissime foto assembrate a seconda del colore predominante. Passo mezz’ora a cercare di vedere se hanno usato anche qualcuna delle mie foto caricate su Flickr. Macché, niente.

Ci prendiamo una piccola pausa in una sala proiezioni dove, con la tecnica dello split screen, vengono associate immagini simili o contrastanti. Alessandra comincia ad accusare la stanchezza e si assopisce per un po’. Dentro, però, è troppo buio per farle una foto, quindi dovete fidarvi della mia parola. Credo che non farete fatica.

Saliamo infine all’ultimo piano.

Mi sa che i belgi sono un po’ fissati. In questa stanza, infatti, c’è l’opera pittorica di un artista che dipinge col pene. Sì sì, avete capito bene. Col pene. Lo intinge nei colori e guida il suo speciale pennello sulla tela. Il video mostra l’artista all’opera, mentre fa il ritratto di un altro artista. A destra c’è la foto del modello, a sinistra l’opera finita e al centro il video che mostra il percorso compositivo. Ah, dimenticavo di dirvi come si chiama l’artista in questione. PRICASSO. Come dire, un sottile doppio senso. Scopro da internet che Pricasso è piuttosto quotato, che fa i ritratti dei personaggi più famosi (altro che Warhol…) e che è andato persino a mostrare la sua “arte” a un talent show. Comunque, se volete approfondire, trovate QUI un video che vi mostra la sua tecnica. Naturalmente tale video è destinato a un pubblico adulto.

Finito il giro del museo, usciamo.

E fuori piove. Io, prima di lasciare Anversa, voglio visitare il quartere Art Nouveau. Peccato che si trovi dall’altra parte della città. Allora chiedo consiglio alla cassiera del museo che mi dice di prendere l’autobus che ferma proprio lì davanti e che ci porterà alla stazione di Berchem, dove comincerà il nostro itinerario del quartiere di Zurenborg.

Percorriamo gran parte della città al riparo della pioggia e io fotografo un edificio che prende anch’esso il nome dalla mano mozzata.

Nel giro di mezzora arriviamo alla stazione di Berchem. E ha persino smesso di piovere!

Cominciamo il nostro percorso e, addirittura prima di arrivare al punto di partenza stabilito dalla guida, vediamo un sacco di case che ci piacciono.

Zurenborg è un quartiere residenziale celebre per le facciate belle èpoque, neoclassiche e art nouveau, risalenti perlopiù al ventennio 1894-1914.

Edifici e torrette sono sormontati da cupole a cipolla o tetti conici, e ovunque si vedono balconi in ferro battuto, bovindi, tegole di ardesia, vetrate istoriate e mosaici.

Il primo punto segnalato dalla guida è una piazzetta fiancheggiata dai Witte Paleizen, le cui facciate bianche ricordano, secondo alcuni, i castelli della Loira.

L’Euterpia è una palazzina in stile neoclassico, la cui porta ha una caratteristica maniglia a forma di torcia olimpica.

Qualcuno fa bricolage per strada.

La guida ci segnala quattro o cinque palazzi in tutto, ma in realtà ognuno di questi edifici ha qualcosa di bello.

Der Vier Seizonen (le Quattro Stagioni) sfoggia pregevoli mosaici.

E guardate questo balconcino?

Sotto, Les Mouettes (i Gabbiani) vanta elaborate decorazioni art nouveau.

E ancora: balconi decorati in vetro.

Guglie arrotondate.

Terrazzini sporgenti.

E ancora.

E ancora.

Quella sotto si chiama Twaalf Duivels (i Dodici Diavoli), poiché la facciata in legno è decorata da 12 diavoli, in legno anch’essi, che guardano dall’alto verso il basso i passanti.

Questi sono la metà.

La guida non ci segnala altri edifici, ma io ormai sono invasato e continuo a scattare foto alle finestre decorate che vedo dappertutto.

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Tornando indietro verso la stazione, Alessandra, che evidentemente non ne può più e invece di guardare le case guarda sconsolata verso il basso, si accorge che ad essere decorate non sono solo gli edifici, ma che sul marciapiede c’è una mattonella disegnata, e lei è convinta che l’uomo lì ritratto sia Philip K. Dick. E’ proprio convinta!

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Ora, a me pare strano che una mattonella in mezzo al marciapiede del quartiere Zurenborg di Anversa contenga il ritratto di Philip K. Dick, ma lei non si lascia distogliere dalla sua convinzione, finché non notiamo un’altra mattonella, stavolta con un soggetto diverso, probabilmente una donna. Ma forse si tratta della moglie di Dick, Tessa.

Alla stazione troviamo un gruppo di turisti? scout? boh? che giocano a palla rimbalzina. Divertentissimo.

Scendiamo nel tunnel che ci porta al binario.

C’è ancora qualche minuto prima che arrivi il treno. Ne approfittiamo per un caffè.

Arriviamo a Bruxelles poco prima delle 18 e 30. E’ ancora presto per cenare e anche per tornare in albergo. Allora mi viene in mente una fantastica idea: perché non facciamo il primo percorso di Bruxelles? In fondo abbiamo camminato soltanto per 8 ore.

E allora avviene una cosa stranissima. Alessandra, pur di non assecondarmi, si mette in un angolo e si trasforma in una bambina di tre anni che fa finta di dormire. Un signore la vede lì, si impietosisce, la prende in braccio e la porta a casa sua.

Chissà se la rivedrò ancora.

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